Francesca

Pace a tutti, voglio dare gloria a Dio per la possibilità che mi da, ancora una volta, di dire quanto io l’ami. Sono nata in una famiglia cattolica e fin da bambina ho sempre frequentato l’ambiente dell’oratorio, perché ciò faceva piacere a mia madre. Durante l’adolescenza ho avuto moltissimi problemi: non ero affatto felice, mi sentivo sempre inadeguata, insoddisfatta e per di più con i miei genitori non c’era nè dialogo, nè confidenza: per loro i figli dovevano solo ubbidire. 
Tutta questa insoddisfazione ha in un certo senso modellato negativamente il mio carattere, rendendolo non facile; dopo tante brutte esperienze, ho conosciuto un ragazzo che con un pò di timore mi disse di essere un “cristiano’. Per me la parola cristiano significava essere credenti e anch’io mi reputavo tale! Quel ragazzo (oggi diventato mio marito) aveva però qualcosa di diverso, qualcosa che lo rendeva speciale ai miei occhi; in lui trovavo dolcezza, amore, bontà, aveva uno sguardo privo di cattiveria e malizia. Decidemmo di fidanzarci e, naturalmente, la cosa non fu facile perché i miei genitori non erano d’accordo e i suoi (credenti evangelici) erano anche contrari in quanto dicevano che, sposando una persona non credente, avremmo avuto delle difficoltà. Dopo pochi mesi ci sposammo. Il nostro matrimonio fu subito allietato dalla nascita di un bambino, ma nonostante avessi un ottimo marito, un bimbo sano, una vita soddisfacente, nel mio cuore c’era sempre amarezza e insoddisfazione. Ricordavo sempre un verso della Bibbia che mia suocera era solita ripetermi: conoscerete la Verità e la Verità vi renderà liberi” (Giovanni 1:32) e questo verso continuava nel tempo a venirmi sempre più in mente. 
Un giorno vidi un pulmino con scritto sopra “Gesù è la Via, la Verità e la Vita”, mi avvicinai, e chiesi a chi vi stava dentro se fossero degli evangelici. In seguito, grazie a quell’incontro, decisi per la prima volta di entrare in una chiesa evangelica e, durante il culto, piansi ininterrottamente perché davanti ai miei occhi vidi in un attimo scorrere tutta la mia vita, i miei sbagli, il mio vivere “apparentemente” a posto, ma dentro di me sentivo di non essere in pace. 
Posso dire che dopo aver accettato il Signore come personale Salvatore le prove nella mia vita si sono moltiplicate, il più delle volte per colpa mia che ancora ero ribelle e dovevo crescere nelle vie del Signore, ma un giorno decisi di dire basta agli aspetti negativi del mio carattere e arresi veramente la mia vita nelle mani di Gesù, permettendogli di operare. Da quel momento in poi non mi sono mai pentita di averLo scelto, Il Signore mi ha dato la forza di sopportare anche un evento che ha “scombussolato” la mia vita e quella dei miei familiari. Infatti, a causa di un tumore e di un cancro osseo, sono diventata completamente sorda, ma non ho mai avuto paura della morte. Ogni volta prima di entrare in sala operatoria, insieme a mio marito recitavo il Salmo 23, in particolare il verso 4: “Quand’anche camminassi nella valle dell'ombra della morte, io non temerei alcun male, perchè tu sei con me; il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza “. 
Posso dire di aver visto la Gloria di Dio! In seguito a una puntura epidurale caddi in coma, vidi un cerchio di luce e un bellissimo giardino fiorito e sentii (io sorda) una musica celestiale; dopo tre giorni una voce dolcissima, ma autorevole mi disse: ORA VAI! Non avrei voluto tornare, c’era troppa pace, troppa bellezza in quel giardino, ma il Signore ha voluto che io tornassi in vita per poter stare ancora con la mia famiglia. Certo, quando soffro a causa della mia malattia, mi capita di essere triste, ma non più di tanto, perchè so che qualsiasi cosa accadrà, la mia vita è nelle mani del Signore e il mio domani sarà con Lui. “Fratelli miei, considerate una grande gioia quandò venite a trovarvi in prove svariate, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. 
E la costanza compia pienamente l'opera sua in voi, perché siate perfetti e completi, di nulla mancanti” (Giacomo 1:2-4).

Mercoledì 23 Agosto 2017