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Massimiliano

Ho iniziato a lavorare subito dopo le medie: intrapresi il lavoro di sarto, tramandato dalla mia famiglia. Tuttavia il gusto del proibito mi affascinava, per cui, fin da allora, iniziai a fumare qualche spinello allo stadio, per poter far parte di un gruppo. Da li è stato un crescendo, da un abisso si passava ad un altro abisso, e la ricerca di stimoli nuovi portava a scoprire sostanze sempre più pesanti: stimolanti, anfetamine, psicofarmaci, ecstasi… tutto mi allontanava sempre di più dallo stare bene. Mi resi conto di essere arrivato al limite una domenica mattina: mi trovai a fare la coda davanti un ospedale per avere il metadone. Scoprii così che ero rimasto intrappolato ed ingannato, perché pensavo che un giorno sarei riuscito a cavarmela da solo, sarei riuscito ad uscirne fuori. Questa situazione andò avanti rivelando una doppia vita: all’apparenza ero un bravo ragazzo, lavoravo e riuscivo a nascondere che in realtà ero un tossico dipendente. Pensavo che bastava volerlo per uscirne, ma quando pensai che era arrivato il momento di finirla, sono rimasto intrappolato. Proprio in quel momento mi ritrovai insieme a tanti simili in un ospedale. Vedevo quel gruppo di ragazzi in ospedale, li reputavo falliti, ed ero convinto che non avrei fatto quella fine, ma mi ritrovai ingannato allo stesso modo di tutti gli altri. Ogni tanto mi capitava di aggrapparmi a qualcosa, di cercare la speranza in qualche modo, ma vedevo Dio troppo lontano, pensavo che si fosse dimenticato di me, per cui non riuscivo mai ad arrampicarmi a questa speranza. Dio era troppo lontano dai miei pensieri. Ho conosciuto il Signore in un modo speciale, stufo di questa vitaccia... un tossicodipendente si rende conto di essere tale solo ad agosto, quando tutti vanno in vacanza, perché è costretto a rimanere nella sua città legato al metadone che non si può portare via. Durante l’anno quasi non ci pensa, ma quando nelle festività tutti vanno al mare, in montagna, e le famiglie si preparano per farsi una scampagnata, il tossicomane deve rimanere per prendere il metadone. Conobbi il Signore perché stufo di questa vita e di prendere questo metadone. I medici non avevano una soluzione, anzi le loro risoluzioni non facevano altro che aggiungere altri problemi. Passavo dal metadone agli psicofarmaci, che portavano altri scompensi. Era come una bomba ad orologeria, e questa bomba stava per esplodere. Così decisi di partire per la Puglia, per raggiungere mio fratello a Bari. Mi sono armato di coraggio, portando con me il metadone, che era il mio ossigeno, la mia vita. Non a caso, in quella città, una persona mi parlò di Gesù. Mi disse che poteva fare qualcosa, che avrebbe potuto liberarmi se solo gli avessi dato la possibilità di entrare nella mia vita, di farlo operare, soprattutto credendoci. Dovevo solo aprire il mio cuore, confessare le mie colpe e chiedere a Lui di liberarmi. Ed era proprio il mio desiderio! Ciò che cercavo era essere liberato dalla droga. E questa persona mi disse che Gesù era lì proprio per quello, che poteva farlo, ma toccava solo a me fare questa scelta, cercare il Signore, cercare la Sua faccia, invocare la Sua presenza, farlo entrare nella mia vita. Mi disse: ”Se tu lo cerchi si farà trovare, accetta questa sfida”. Vedevo che questa persona aveva una fede sincera, una fede pura, non voleva niente in cambio. Mentre mi parlava mi sembrava che avesse Gesù al fianco: aveva una tale certezza che io non riuscivo a reagire. Mi stupivo del fatto che esistessero ancora persone cosi, perché erano anni che vivevo nella menzogna. Allora mi incuriosii, capii che in questa persona c’era proprio Gesù. Mi colpì molto la sua testimonianza. Mi invitò ad andare ad un culto lì a Bari, e quando andai per la prima volta rimasi molto meravigliato: incontrai in quella chiesa, molto umile e semplice, cinquanta persone proprio uguali a chi mi aveva parlato. Pensai: “Ma dove sono finito?”. Mi resi conto che ero lontano anni luce dal Signore. In quella chiesa non c’erano statue, non c’erano immagini, e queste persone in Spirito e Verità adoravano Dio, piangevano di gioia... come era possibile? Non mi facevano sentire in imbarazzo nonostante il mio aspetto, pregavano per me e neanche mi conoscevano. Quel giorno accettai il Signore, e per la prima volta vidi entrare una luce dentro di me. Finito il culto scoppiai a piangere di gioia, ogni lacrima era una liberazione: due rubinetti aperti, fiumi di lacrime che non riuscivo a contenere, e per la prima volta non mi vergognavo, anzi: più piangevo più ero contento, perché il male mi usciva da dentro, vedevo proprio la liberazione, Qualcuno mi stava aprendo le porte per una nuova vita. Quando tornai a Torino ci furono molte battaglie dentro di me. Adesso avevo questa speranza! I fratelli di Bari mi diedero l’indirizzo di una famiglia che si riuniva in casa, per cui quando tornai fui un po’ scoraggiato. Non andai da quei fratelli perché mi vergognavo del mio aspetto, poi ero ancora dipendente dal metadone, e mi sono allontanato dal Signore. Quando andavo in ospedale incontravo gente che non mi edificava ma mi faceva cadere. I fratelli mi avevano regalato una Bibbia, e ogni volta che la aprivo era un conforto e una consolazione: avevo un amico! C’era la gente che mi offriva i soldi per drogarmi con loro, ma ogni volta che mi drogavo mi sentivo male, e non era più come una volta. Qualcuno mi aveva schiarito la mente, la coscienza iniziava a parlare, ogni volta che assumevo la droga mi rendevo conto che mi sentivo male, dovevo subito correre a casa al buio per farmi passare l’effetto. Non riuscivo a capire questa situazione. Ma quando tornavo a casa questo libro era sempre lì sul tavolino, mi diceva: “Aprimi”… e c’era un combattimento dentro di me. Quando mi sforzavo, e leggevo la Bibbia, il malessere mi passava. Leggevo spesso i Salmi: Davide si riconosceva peccatore, soffriva molto, aveva molti nemici, era molto familiare col dolore, e io facevo le sue parole mie, e sentivo che potevo simpatizzare con lui. La cosa che mi incoraggiava quando leggevo la fine dei Salmi, era vedere che quest’uomo trovava la soluzione. Allora piano piano questa ricerca diventava sempre più grande, perché quest’uomo aveva la soluzione. Una mattina decisi di andare in ospedale molto presto, per non incontrare queste persone negative. Finalmente non incontrai nessuno, ed ero felice per questo, perché potevo andare subito a leggere la Bibbia. Mi ritrovai dietro casa, camminando stavo facendo un bilancio degli ultimi anni e delle ultime cose che erano accadute. Mi ritrovai costretto a girare a destra, la strada era bloccata per un trasloco, cambiai strada, e come alzai la testa trovai la Chiesa Cristiana Evangelica. In sette anni non l’avevo mai vista! Quando lessi il nome della via mi ricordai di due anni prima: avevo trovato un volantino per terra con scritto “Gesù ti ama”, e quando aprii il volantino le frasi semplici colpirono il mio cuore. Dietro c’era scritto “Chiesa Cristiana Evangelica Via Challant”. Mi chiesi dov’era questa via, e misi il bigliettino nel portafoglio. Dopo tutto questo tempo mi ritrovai proprio in Via Challant. Allora ripresi il volantino, ed ecco, lo stesso indirizzo... il Signore mi aveva guidato! Frequentai la chiesa, perché sapevo che mi faceva bene: era per me un refrigerio, un rifugio, anche lì c’erano le stesse persone pure e sincere della Puglia. Nessuno di loro mi ha mai fatto sentire in imbarazzo. Tuttavia non riuscivo ad aprirmi, perché mi sentivo sporco. C’era questo combattimento che andava avanti tutti i giorni, che mi portò a stare molto male. Le forze erano venute a mancare. Una notte mi svegliai perché non stavo bene: angoscia, palpitazioni.. mi fermai a pensare che non ce la facevo più, e pregai. Mi vennero in mente le parole della persona che mi aveva parlato di Gesù la prima volta. Allora invocai il Signore, per poter essere guarito e liberato. Gli chiesi se c’era qualche speranza, perché volevo morire. Il giorno dopo non volevo più svegliarmi. Non ce la facevo più, anche per la mia famiglia che era a conoscenza della mia tossicodipendenza e soffriva molto per questo. Il giorno dopo andai in ospedale come sempre, e vidi un camper parcheggiato vicino all’ingresso. Non ci feci molto caso, ma mentre mi avvicinai realizzai la scritta che si faceva sempre più grande: “se Gesù vi farà liberi, allora sarete veramente liberi” (Giovanni 8:36). Allora vidi veramente la Parola fatta carne. Mi fermai e scoppiai a piangere. Lessi “unità terapeutica evangelica, centro KADES”. Realizzai che quello era il frutto della mia preghiera. Avevo chiesto di essere liberato, e Dio mi aveva risposto. Non mi sarei mai aspettato una risposta del genere, così divina. Decisi di fare questo passo di fede, di intraprendere questo percorso in comunità, anche se non rientrava nei miei piani. Contemporaneamente anche i miei genitori, venendo a farmi visita al centro, si sono potuti rendere conto della grandezza di Dio, e hanno iniziato a frequentare questa chiesa. Diciotto mesi di programma mi sono serviti per conoscere di più il Signore, per avere un rapporto personale con Lui. Così ho avuto questo grande privilegio di conoscere il Signore.

Venerdì 23 Giugno 2017